Non credo che il problema sia la mancanza di fede. In questo primo mese e mezzo di scuola quello che pesa è la presenza passiva di studenti che restano in aula comunque, a braccia conserte e con il muso lungo. Speravano che io la trasformassi in un’ora di ricreazione. Per loro la religione è noiosa e un professore non può pretendere granché. Se lo fa, passa per uno severo, un muro contro cui si va a sbattere. La loro postura mi ricorda l’amarezza di The Happiest Days of Our Lives dei Pink...
mondi lontanissimi
Non è solo una questione di iscrizioni. Entro per la prima volta in questa classe, una terza liceo, e la frattura c’è già. La maggioranza degli studenti ha scelto di non avvalersi dell’ora di religione. Quando chiedo il perché, le risposte sono molte e diverse. Qualcuno ha frequentato una scuola cattolica e ne è uscito con un rifiuto netto della religione. Qualcuno ha incontrato lungo la strada dei cattivi maestri. Qualcuno è semplicemente indifferente. Una ragazza, la più battagliera, mi dice...
Qual è l’oggetto che racconta meglio chi siamo?
Alla quarta ora, in 1DSU, ho fatto una domanda semplice. Qual è l’oggetto, nello zaino o addosso, che meglio racconta ciascuno di loro? Prima di ascoltare gli studenti, ho ricordato la regola di sempre, cioè che si può anche stare in silenzio. La mia materia, religione cattolica, è forse l’unica in cui non rispondere è un diritto. Chi sceglie di non parlare non prende un “2” in pagella, ma protegge la propria intimità, e va bene così. Le risposte sono arrivate, piano...